Excerpt for Antigone di Sofocle by Andrea Adriani, available in its entirety at Smashwords





SOFOCLE
ANTIGONE

Traduzione e adattamento dal testo greco originale:
Andrea Adriani

* * * * *

Smashwords Edition
Published by Andrea Adriani at Smashwords

Copyright © 2009 Andrea Adriani.
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This book is a work of fiction. The names, characters, places, and incidents are products of the writer’s imagination or have been used fictitiously and are not to be construed as real. Any resemblance to persons, living or dead, actual events, locales or organizations is entirely coincidental.


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DRAMATIS PERSONÆ

ANTIGONE
ISMENE
CORO degli anziani di Tebe
CREONTE
GUARDIA
EMONE
TIRESIA
EURIDICE


Scena: il palazzo reale a Tebe




INDICE

PROLOGO
PARODO
EPISODIO 1
STASIMO 1
EPISODIO 2
STASIMO 2
EPISODIO 3
STASIMO 3
EPISODIO 4
STASIMO 4
EPISODIO 5
STASIMO 5 (IPORCHEMA)
ESODO


About the Author


PROLOGO


Entrano ANTIGONE e ISMENE.

ANTIGONE – Ismene, sorella cara, di tutto il male che ci viene da Edipo c’è qualcosa che Zeus ci abbia risparmiato? Sofferenza – delitto, vergogna o disonore – niente che non abbia visto tra le nostre sciagure. E adesso questo editto che poco fa Creonte ha proclamato a tutta la città. Hai sentito? O non conosci il male che si rovescia sugli amici?
ISMENE – Nessuna notizia, Antigone, né felice né triste, da quando siamo state private dei nostri fratelli, morti tutti e due lo stesso giorno l’uno per mano dell’altro. E da stanotte, dopo la partenza dell’esercito di Argo, non so altro, e non sono né più felice né infelice di prima.
ANTIGONE – Per questo ti ho portato fuori dalle mura, per parlarti da sola.
ISMENE – Tu hai in mente qualcosa.
ANTIGONE – Dei nostri due fratelli, Creonte ha dato sepoltura ad uno e dichiarato indegno l’altro. Dicono che abbia sepolto Eteocle con giusto diritto e secondo la legge, perché sia onorato sottoterra dai morti, e che invece abbia proibito di seppellire e piangere Polinice, morto anche lui miseramente. Che resti insepolto e senza pianto, un dolce tesoro per gli uccelli voraci. Dicono che il buon Creonte abbia proclamato tale ordine per te e per me – soprattutto per me – e sta venendo qui ad annunciarlo chiaramente a tutti, perché la considera questione non da poco, e per i trasgressori stabilisce pubblicamente la morte per lapidazione. Così stanno le cose, e adesso puoi mostrare se sei degna o no della tua nobile stirpe.
ISMENE – Ma io che cosa posso fare?
ANTIGONE – Dividerai con me la fatica e il rischio?
ISMENE – Qual è il tuo piano?
ANTIGONE – Aiutami a seppellire il morto.
ISMENE – Vuoi seppellirlo anche se è proibito!
ANTIGONE – Seppellirò mio fratello – tuo fratello – che tu lo voglia o no. Non prenderò parte a questa ingiustizia.
ISMENE – Sei pazza. Creonte lo proibisce.
ANTIGONE – Non ha il diritto di separarmi da chi mi è caro.
ISMENE – No, no. Pensa, sorella, a come è morto nostro padre, odiato e infamato per la sua stessa scoperta, fino a cavarsi gli occhi con le mani. Sua moglie che era insieme sua madre si è uccisa appesa ad una corda. I nostri fratelli si sono uccisi l’un l’altro lo stesso giorno, il destino di uno dalle mani dell’altro. Ed ora noi due, sole, abbandonate – che misera cosa se morissimo per aver trasgredito il decreto del re. Siamo nate donne, non possiamo batterci con gli uomini. Dobbiamo sopportare questo e altro, perché siamo costrette da chi è più forte. Chiederò perdono ai morti, ma cederò a chi ha il potere, sono costretta. E’ follia agire oltre i propri limiti.
ANTIGONE – Non voglio forzarti, se non sei d’accordo. Fa’ come vuoi, ma io lo seppellirò. Per me sarà bello morire così. Giacerò accanto a lui, dopo aver compiuto i riti sacri, visto che dovrò compiacere i morti più a lungo che i vivi. Tu, se credi, disprezza pure il volere degli dèi.
ISMENE – Non lo disprezzo, ma fare questo contro la città – non me la sento.
ANTIGONE – Usa pura questa scusa, se vuoi, ma io darò una tomba a mio fratello.
ISMENE – Ho paura per te.
ANTIGONE – Non preoccuparti per me. Va’ dritta per la tua strada.
ISMENE – Almeno, non dire niente a nessuno. Io farò lo stesso.
ANTIGONE – Dillo a tutti, invece. Ti odierò di più per il tuo silenzio se non lo farai.
ISMENE – Hai un cuore ardente per cose che gelano il sangue.
ANTIGONE – Perché so di accontentare chi più devo.
ISMENE – Tu vuoi l’impossibile.
ANTIGONE – Quando non avrò più forza, cederò.
ISMENE – Non si deve tentare l’impossibile.
ANTIGONE – Se dici questo ti odierò, e anche i morti ti odieranno. Lasciami sola con la mia follia ad affrontare questo sciagura tremenda. Una morte vergognosa sarebbe peggio.
ISMENE – Allora va’, se pensi che sia la cosa giusta. Sappi che, per quanto folle, sarai sempre cara a chi ti ama.

Escono.


PARODO


Entra il CORO.

CORO
– Strofe 1 –
Raggio di sole
luce più bella di tutte che splendi su Tebe setteporte
finalmente sei apparsa
occhio del giorno dorato
riflesso sull’acqua di Dirce
scacciando i guerrieri dal bianco scudo
incalzando con un dardo acuminato
l’esercito di Argo in rotta.
– Sistema 1 –
L’esercito che Polinice
spinto da aspre contese
condusse impetuoso contro la nostra terra
stridendo come un’aquila in volo
coperto da un’ala bianca di neve
con numerose armi ed elmi ornati di chiome.
– Antistrofe 1 –
Levato sulle nostre case con lance avide di strage
aprendo la bocca con sette fauci
se ne andò prima di saziarsi una volta soltanto del nostro sangue
prima che Efesto appiccasse le resinose fiaccole alle torri di Tebe
tanto era il fracasso che Ares sollevò contro
ardua impresa per l’avverso drago.
– Sistema 2 –
Zeus che detesta i superbi
vedendoli avvicinarsi come un gonfio torrente
abbatté con un fulmine colui che già gridava vittoria dall’alto delle mura.
Strofe 2 –
Cadde a terra fulminato
con la torcia in mano
mentre, con slancio furioso, delirante
soffiava con l’impeto di venti minacciosi.
Ma il grande Ares, destriero, altro disponeva
colpendo con forza distribuiva altri mali sugli altri.
– Sistema 3 –
Sette guerrieri alle sette porte
pari contro pari
lasciano tributi di bronzo a Zeus che spinge alla fuga
tranne i due, nati da stesso padre e stessa madre
che, con lance vittoriose, l’uno contro l’altro
condividono una morte comune.
– Antistrofe 2 –
Ma poiché la Vittoria che dà gran fama
venne attestando la sua gioia a Tebe dai molti carri
dimentichiamo le guerre recenti
entriamo nei templi di tutti gli dèi
con danze per tutta la notte.
Bacco che scuote la terra ci guidi.
– Sistema 4 –
Ma ecco Creonte, figlio di Meneceo
nostro signore per volere degli dèi.
Che piani ha in mente
per riunire questo consiglio di anziani
convocati con un ordine comune?


EPISODIO 1


Entra CREONTE.

CREONTE – Signori, senza dubbio gli dèi hanno rimesso in rotta la città, dopo averla scossa nella tempesta, e io vi ho qui convocati, voi tra tutti i cittadini, ben sapendo del rispetto che avete sempre portato al trono di Laio. Sia quando Edipo risollevò la città, sia quando cadde, voi siete sempre rimasti fedeli ai suoi figli. E ora che i figli sono caduti in un solo giorno, per doppio destino, l’uno fratricida dell’altro, io da solo reggo il potere e il trono, per diritto ereditario. Ma è impossibile conoscere l’animo, la mente e il carattere di un uomo finché non lo si prova con il governo. E se chi regge una città non tiene conto dei consigli migliori ma tace per paura, lo reputo il peggiore degli uomini, ora e sempre, e chi preferisce i suoi amici alla propria terra lo reputo uomo da nulla. Così io – Zeus mi è testimone – non resterò in silenzio se la follia prende il posto della saggezza, né considero mio amico un nemico della città, perché solo quando questa è salda vi si possono trovare veri amici. Con queste leggi farò grande la città, e per questo ho emanato un ordine riguardo ai figli di Edipo. Eteocle, che si è distinto ed è caduto combattendo per la sua città, si è guadagnato la sepoltura e gli onori che spettano ai defunti migliori. Suo fratello Polinice, tornato dall’esilio per bruciare da cima a fondo la città dei suoi padri, per banchettare con il sangue comune e condurre la sua gente in schiavitù, non troverà né sepoltura né compianto. Che resti insepolto, un banchetto per cani e uccelli, uno scempio a vedersi. Questa è la mia decisione, e mai, d’ora in avanti, potrà il malvagio essere tenuto al pari del giusto. Chi invece vuole il bene della città, io l’onorerò, in vita e in morte.
CORO – Decidi a tuo piacimento
Creonte figlio di Meneceo
chi è amico e nemico della città.
Puoi servirti di ogni legge
verso i morti e verso noi che viviamo.
CREONTE – D’ora in avanti sarete i custodi delle mie parole.
CORO – Da’ questo compito a gente più giovane.
CREONTE – Gli uomini sono già di guardia al corpo.
CORO – Che altro dovremmo fare noi?
CREONTE – Non schieratevi con chi trasgredisce.
CORO – Nessuno è tanto pazzo da desiderare la morte.
CREONTE – Infatti è quella la ricompensa per chi disubbidisce, ma spesso la speranza di un profitto rovina gli uomini.

Entra una GUARDIA.

GUARDIA – Mio signore, non posso dire di essere sfiatato per la corsa, perché venendo qui più di una volta mi sono fermato e quasi deciso a tornare sui miei passi. Continuavo a ripetermi “Sciocco, dove te ne vai, sarai sicuramente punito” e poi “Idiota, se Creonte lo sa da qualcun altro, allora la pagherai davvero”. Esitando avanti e indietro, la strada si è allungata, ma alla fine mi sono deciso ed eccomi qua. Anche se non c’è molto da dire, parlerò: subirò niente più che il mio destino.
CREONTE – Che hai, da essere così sfiduciato?
GUARDIA – Prima devi sapere che non sono stato io, e non ho visto chi è stato – insomma non ne ho colpa.
CREONTE – Ci giri intorno. Dev’essere una brutta notizia.
GUARDIA – Le brutte notizie fanno esitare gli uomini.
CREONTE – Allora parla, e poi vattene via.
GUARDIA – Ecco: il morto – qualcuno l’ha sepolto. Ha sparso cenere e compiuto i riti dovuti, e poi se n’è andato.
CREONTE – Che hai detto? Chi ha osato?
GUARDIA – Non ne ho idea, non ci sono segni di vanga o di zappa, soltanto terra dura e compatta, intatta, senza impronta di carri. Chi l’ha fatto non ha lasciato traccia. Quando la sentinella ci ha mostrato l’accaduto, è stato uno spettacolo penoso. Anche se nascosto alla vista, il corpo non era sottoterra, ma coperto da uno strato di polvere, come se qualcuno avesse voluto evitare un sacrilegio. Nessun segno di belve o cani venuti a dilaniarlo. Ci siamo presi a male parole, accusandoci l’un l’altro, siamo quasi venuti alle mani. Ognuno poteva essere sospettato ma non condannato, e diceva di non saperne nulla. Eravamo pronti a prendere in mano ferri roventi, ad attraversare il fuoco, a giurare davanti agli dèi la nostra innocenza ed estraneità. Non venendo a capo di niente, qualcuno disse che la cosa doveva essere riferita a te, senza nasconderti nulla. Fu deciso così, e a me è toccato in sorte questo bell’incarico. Dunque eccomi qui, mio malgrado, visto che nessuno ama i messaggeri di cattive notizie.
CORO – Mio signore
mi chiedo se questa è opera degli dèi.
CREONTE – Smettila, prima di farmi infuriare e di mostrarti sciocco oltre che vecchio. E’ assurdo che gli dèi si prendano cura del morto. Dovrebbero seppellire come un benefattore chi è venuto ad incendiare i loro templi, la loro terra, le offerte votive e a sovvertire le leggi? Credete che gli dèi rendano onore ai malvagi? Non può essere. Piuttosto, già da tempo c’è in città chi è contrario all’editto, e mormora contro di me in segreto, scuote la testa e rifiuta di portare il giogo come dovrebbe. Hanno corrotto le guardie – è chiaro – niente è stato tanto dannoso al genere umano quanto l’istituzione del denaro. Distrugge intere città, scaccia gli uomini dalle loro case, spinge gli onesti verso propositi indegni, suggerisce ogni sorta di astuzia, ogni delitto. E comunque chi compie azioni per denaro ne paga col tempo il giusto prezzo. Dunque sappi questo: quant’è vero che onoro Zeus, giuro che se non portate qui, davanti ai miei occhi, il colpevole, per voi la morte non sarà abbastanza: proverete la vergogna di essere appesi vivi, così imparerete a non trarre profitto da qualunque occasione. I guadagni illeciti portano più spesso sciagura che salvezza.
GUARDIA – Posso parlare, prima di andarmene?
CREONTE – Ascoltarti mi dà fastidio.
GUARDIA – Alle orecchie o al cuore?
CREONTE – Che importa?
GUARDIA – Io do fastidio alle tue orecchie, il colpevole ti tormenta il cuore.
CREONTE – Sei proprio un ciarlatano.
GUARDIA – Questo delitto, insomma, io non l’ho commesso.
CREONTE – Sì, invece – e per denaro, per giunta.
GUARDIA – Non c’è niente di peggio, per chi deve decidere, che credere il falso.
CREONTE – Ragiona pure quanto vuoi, ma se non mi portate il colpevole voi tutti potrete ben dire che i turpi guadagni portano disgrazie.

Esce CREONTE.

GUARDIA – Magari potessimo trovarlo. Prenderlo o no, è questione di fortuna, e comunque vada giuro che qui non ci torno. Ringrazio gli dèi, stavolta me la sono cavata che non ci speravo.

Esce la GUARDIA.


STASIMO 1


CORO
– Strofe 1 –
Molte sono le cose mirabili
nessuna più mirabile dell’uomo
che attraversa il bianco mare col vento in tempesta
passando tra i flutti profondi
e tormenta la suprema delle dee
la Terra immortale, instancabile
rivoltandola di anno in anno avanti e indietro
con aratri e cavalli.
– Antistrofe 1
L’uomo industrioso cattura gli uccelli leggeri
le bestie selvagge
i pesci del mare con reti annodate
prende d’astuzia le bestie dei campi
cresce il cavallo dalla folta criniera aggiogandolo al collo
e il toro di montagna indomito.
– Strofe 2
Ha appreso la parola e il pensiero rapido come il vento
i costumi che reggono le città
ha imparato a schivare i disagi della vita all’aperto
il gelo e la pioggia a dirotto
industrioso in tutto.
Affronta il futuro senza imbarazzo
solo contro l’Ade non ha scampo
ma ha trovato rimedio per mali incurabili.
– Antistrofe 2
Dotato di ingegno e di senso dell’arte oltre il previsto
si volge ora al male, ora al bene
sconvolge le leggi del suo paese e la giustizia divina
per divenire capo della città;
oppure vive con chiunque,
un uomo senza patria per motivo di orgoglio,
non bello a vedersi.
Chi fa queste cose non siederà al mio focolare,
non sarà mio amico.

Rientra la GUARDIA, conduce ANTIGONE.

CORO
– Epodo
Che prodigio demoniaco è questo?
Come negare che questa sia Antigone?
Figlia infelice di un padre infelice,
Edipo,
che cosa mai è questo?
Ti conducono
disobbediente al decreto del re
sorpresa in un atto di follia.


EPISODIO 2


GUARDIA – Ecco la colpevole. L’abbiamo presa che accudiva la tomba – ma dov’è Creonte?

Entra CREONTE.

CORO – Eccolo che esce dalla sua casa, giusto in tempo.
CREONTE – Giusto in tempo per cosa?
GUARDIA – Mio signore, non si dovrebbe giurare mai, per non rischiare di smentirsi. Ho appena giurato che non sarei più tornato qui, per via delle tue minacce, ma il piacere più grande è quello inaspettato. E così eccomi qua, contrariamente al mio giuramento, con questa ragazza: l’abbiamo sorpresa che accudiva la sepoltura. Stavolta non c’è stato bisogno di tirare a sorte: la fortuna è solo mia, non di altri. Adesso, mio signore, la puoi prendere, interrogare e giudicare come vuoi. Io mi ritengo libero da questo impiccio.
CREONTE – Dove l’hai presa? E come?
GUARDIA – Stava seppellendo il morto – tutto qui.
CREONTE – Ti rendi conto di quello che dici?
GUARDIA – L’ho vista io stesso che seppelliva il corpo, nonostante il divieto – è abbastanza chiaro?
CREONTE – Come l’avete sorpresa in flagrante?
GUARDIA – Appena tornati indietro, atterriti dalle tue minacce, abbiamo spazzato via la terra che copriva il morto, mettendo a nudo il corpo putrefatto. Poi ci siamo nascosti sulla cima di un colle, sottovento, per evitare il fetore del cadavere. Ci incitavamo l’un l’altro alla vigilanza, con parole di scherno, semmai qualcuno avesse scansato quella fatica. Aspettiamo a lungo, finché il sole è alto e il calore brucia. Allora, all’improvviso, un forte vento solleva un polverone e scuote le cime degli alberi. Spezza i rami e riempie tutta l’aria. Il cielo si chiude, e noi sopportiamo quel castigo divino. Poi il turbine si allontana ed ecco che vediamo avvicinarsi una ragazza. Si lamenta con voce stridula, come un uccello addolorato che trova il nido vuoto, privo dei piccoli. Quando vede il morto scoperto, scoppia in singhiozzi e maledice chi ha commesso il fatto. Subito porta manciate di terra con le mani e da una brocca di bronzo per tre volte offre libagioni al morto. Allora ci precipitiamo su di lei e l’afferriamo. Lei rimane indifferente. La accusiamo del gesto precedente e di quello presente: lei non nega nessuno dei due. E’ un sollievo per me essermi cavato dai guai, ma anche un’amarezza recar danno agli amici. Mi dispiace, ma la mia incolumità viene prima.
CREONTE – Tu, là, con gli occhi bassi: confermi o neghi queste accuse?
ANTIGONE – Confermo di averlo fatto. Non lo nego.
CREONTE – Tu puoi andartene, sei libero dalla tremenda accusa.
Esce la GUARDIA.
CREONTE – Tu, invece, dimmi: conoscevi il divieto?
ANTIGONE – Certo che lo conoscevo. Era pubblico.
CREONTE – E hai osato trasgredirlo?
ANTIGONE – Non è stato Zeus a proclamarlo, e nemmeno la Giustizia che abita con gli dèi sottoterra ha stabilito tali leggi tra gli uomini. Non credevo che le tue leggi avessero la forza di scavalcare i comandamenti non scritti degli dèi, leggi immutabili che esistono da sempre. Non intendo subire il castigo degli dèi violando quelle leggi per timore delle leggi di un uomo. Sapevo bene di dover morire, anche senza i tuoi editti. Ma se muoio prima del mio tempo, è per me un bene: per chi come me vive nel dolore, la morte non è un dolore. Dolore sarebbe lasciare senza sepoltura il corpo di mio fratello. Per me non provo pena. Penserai che ho agito da pazza, ma non mi faccio accusare di stoltezza da uno sciocco.
CORO – Il carattere della ragazza è rigido
figlia di un padre rigido
non cede di fronte alle sciagure.
CREONTE – L’indole più dura è quella che si spezza più facilmente, come il ferro troppo temprato. Anche i cavalli più focosi si domano con un piccolo freno, e nessuno che sia schiavo di un altro può mostrarsi insolente. Lei si è mostrata insolente, prima calpestando le leggi, poi vantandosi del suo gesto. Non sono più un uomo io – l’uomo sarà lei – se questo le sarà concesso impunemente. Anche se è figlia di mia sorella, a me più vicina fra quanti onorano Zeus nella mia casa, non sfuggirà alla morte peggiore, né lei né sua sorella, che ritengo complice di questo funerale. Portate qua anche l’altra, l’ho vista in casa poco fa, era fuori di sé, come in preda alla follia. Chi trama nell’ombra si tradisce ancor prima di essere scoperto. Però detesto di più chi, colto sul fatto, vuole abbellirlo con le parole.
ANTIGONE – Non ti basta avermi presa ed uccidermi?
CREONTE – Mi basta. Fatto quello, ho fatto tutto.
ANTIGONE – Allora che aspetti? Nessuna delle tue parole mi sarà mai gradita, così come le mie azioni non sono gradite a te. Ma dove avrei ottenuto un vanto più grande se non dando sepoltura a mio fratello? Anche loro sarebbero d’accordo, se non frenassero la lingua per paura. La tirannide ha molti vantaggi, soprattutto dire e fare ciò che si vuole.
CREONTE – Fra tutti i tebani, solo tu la pensi così.
ANTIGONE – Anche loro lo pensano, ma davanti a te chiudono la bocca.
CREONTE – Non ti vergogni a non fare altrettanto?
ANTIGONE – Non c’è vergogna ad onorare un fratello.
CREONTE – E l’altro che è morto? Anche lui era tuo fratello.
ANTIGONE – Stessa madre e stesso padre.
CREONTE – Come puoi onorarlo rendendo ossequio all’empio Polinice?
ANTIGONE – Eteocle non sarebbe d’accordo.
CREONTE – Ma se onori l’altro allo stesso modo!
ANTIGONE – L’altro che è morto era anche lui suo fratello, non il suo schiavo.
CREONTE – E intanto devastava questa terra, mentre Eteocle la difendeva.
ANTIGONE – Ciò nonostante, l’Ade esige leggi uguali per tutti.
CREONTE – Il giusto non dividerà gli onori con l’ingiusto.
ANTIGONE – Chi può dire che cosa sia considerato giusto, di sotto?
CREONTE – Un nemico non è un amico, neanche da morto.
ANTIGONE – Non condividerò il loro odio, solo il loro amore.
CREONTE – Allora raggiungili, e amali, se devi! Finché vivo, non sarà una donna a comandare.

Entra ISMENE.

CORO – Ecco Ismene alle porte
che versa lacrime per la sorella.
Un’ombra sulle ciglia le oscura il volto arrossato
bagnandole le guance.
CREONTE – Tu, che ti nascondi nella mia casa come una serpe succhiandomi il sangue: non sapevo di covare due furie ribelli al mio trono. Avanti: non reclami anche tu la tua parte di funerale?
ISMENE – Ho partecipato anch’io – se lei acconsente – e voglio portare anch’io il peso della colpa.
ANTIGONE – La giustizia non lo permetterà: tu non volevi e io non ti ho fatto partecipare.
ISMENE – Non mi vergogno di esserti compagna nel dolore.
ANTIGONE – Ade e i morti sanno chi ha compiuto il gesto. E io non amo chi mi ama soltanto a parole.
ISMENE – No, sorella, non giudicarmi indegna, fammi morire con te e onorare chi è morto.
ANTIGONE – Non dividerai con me la morte e le azioni che non hai compiuto. Basto io.
ISMENE – Come puoi essermi cara la vita, se tu mi abbandoni?
ANTIGONE – Chiedi a Creonte, visto che è lui che ti preme.
ISMENE – Perché mi ferisci così, a che ti serve?
ANTIGONE – A nulla. Soffro, anche se ti derido.
ISMENE – Allora dimmi, come posso aiutarti?
ANTIGONE – Salvati. Non te lo rinfaccio.
ISMENE – Davvero non devo condividere la tua sorte?
ANTIGONE – Tu hai scelto la vita, io la morte.
ISMENE – Non per le parole che non ho detto.
ANTIGONE – La tua scelta è giusta per alcuni, la mia per altri.
ISMENE – Ma la colpa è la stessa.
ANTIGONE – Fatti coraggio, vivrai. Io invece sono morta da tanto tempo perché devo servire i morti.
CREONTE – Siete entrambe pazze, una da oggi, l’altra da sempre.
ISMENE – Coloro che soffrono, signore, smarriscono del tutto la ragione.
CREONTE – Tu, se non altro, quando hai scelto di commettere il male insieme ai malvagi.
ISMENE – Che vita sarà, la mia, senza di lei?
CREONTE – Non parlare di lei. Lei non è più.
ISMENE – Ucciderai la sposa di tuo figlio?
CREONTE – Ci sono altri solchi buoni per l’aratro.
ISMENE – Ma senza l’amore che li unisce.
CREONTE – Non voglio una cattiva moglie per mio figlio.
ISMENE – Caro Emone, come ti fa torto tuo padre.
CREONTE – Mi hai seccato – tu e queste nozze.
CORO – Toglierai a tuo figlio questa ragazza?
CREONTE – Ade porrà termine per me a queste nozze.
CORO – Allora è deciso che deve morire.
CREONTE – E’ deciso. Non perdiamo altro tempo. Portatele dentro e rinchiudetele come si conviene alle donne. Non lasciatele libere, anche i più audaci se la danno a gambe davanti alla morte.

Escono ANTIGONE e ISMENE.


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