Excerpt for I ragazzi guardano le Stelle - Ping-Pong by Enzo Pettinelli, available in its entirety at Smashwords




I ragazzi guardano le Stelle

Ping-Pong





di

Enzo Pettinelli







SMASHWORDS EDITION





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Copyright © 2011 di Enzo Pettinelli



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Per scoprire altre opere e curiosità riguardo l’autore è possibile collegasi al sito web ufficiale

www.ping-pong.org

Grazie per il vostro sostegno



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Un ringraziamento va a Nicola Falappa per avermi aiutato nella stesura dell’ebook.



Indice

Presentazione

Dedicato al 150° dall’Unità d’Italia

1961 - In Cina giocano 200 milioni di persone

CHUANG TSE-TUNG

1964 - Schiaccia le palline a 100 chilometri all'ora

KJELL JOHANSSON

1967 - Ho battuto un cinese

NOBUHIKO HASEGAWA

1968 - Il gruppetto cresce d'età

DRAGUTIN SURBEK

1969 - L'arrivo a Monaco

SHIGEO ITOH - EBERHARD SCHöLER

1971 - Si commuove e regala 3 tavoli

LA DIPLOMAZIA DEL PING-PONG

1971 - Arriva una notizia eccitante

STELLAN BENGTSSON

1973 - Voglio andare in Russia

SARKIS SARKHAJAN

1974 - I ragazzi fanno qualche battuta

MILAN ORLOWSKI

1975 - Un nuovo colpo

ISTVAN JONYER

1975 - I ragazzi con gentilezza

STANSLAV GOMOZKOV

1975 - E quando perdono...

L’AVVENTO DELLA GOMMA CON PUNTINI LUNGHI

1976 - Questa volta è un francese

JACQUES SECRETIN

1976 - È una questione di sintonia

ANTON STIPANCIC

1977 - Loro non l'avrebbero mai fatto

MITSURU KOHNO

1978 - Tutti vogliono provare

GABOR GERGELY

1980 - Non è una gomma cinese misteriosa

JOHN HILTON

1981 - Poi si è diffuso nel mondo

TIBOR KLAMPAR

1982 - Di sicuro si vede meglio

BETTINE VRIESEKOOP

1982 - I misteri che racchiude la Grande Muraglia

MIKAEL APPELGREEN

1983 - Nel gruppo c'è interesse per la novità

GUO YUEHUA

1985 - Sono figli del benessere

JIANG JIALIANG

1988 - All'improvviso arriva una telefonata

ANDRZEJ GRUBBA

1989 - Un ragazzo racconta

JAN OVE WALDNER

1991 - Il gioco più bello è svedese

JURGEN PERSSON

1992 - Col ping-pong ci si arricchisce

JÖRG ROSSKOPF

1993 - Un periodo favorevole

JEAN PHILIPPE GATIEN

1994 - In Inghilterra vince un belga

JEAN MICHEL SAIVE

1995 - 2 ore di studio e 6 di allenamento

KONG LINGHUI

1999 - I ragazzi hanno un sogno

LIU GOLIANG

Storia

Leggenda

I pionieri del Tennistavolo

ZOLTAN MECHLOVITS

FRED PERRY

VICTOR BARNA

MICHAEL SZABADOS

LASZLO "Laci" BELLAK

RICHARD BERGMANN

BOHUMIL VANA

JOHNNY LEACH

FERENC SIDO

MICHEL HAGUENAUER

CONNY FREUNDORFER

GIZI FARKAS

ANGELICA ROZEANU

Storia dell' ITTF

Tavolo pallina e punteggio

Durata dell'incontro

Storia del servizio

Storia della racchetta

L’avvento della racchetta moderna

La storia continua...

Notizie sull’autore


Presentazione

Presentare una nuova fatica letteraria di Enzo Pettinelli è per me sempre un grande onore, sia dal punto di vista personale che istituzionale. Il nuovo lavoro, dal titolo “I ragazzi guardano le stelle”, che avrà diffusione esclusivamente per via informatica, coniuga perfettamente due aspetti fondamentali del tennistavolo che Enzo Pettinelli, dall’alto della sua esperienza, ben conosce.

Il coniugare infatti il grande mondo dei campioni, che hanno timbrato con la loro presenza e le loro prestazioni indimenticabili, le più importanti manifestazioni mondiali, con il mondo dei ragazzi che nel tennistavolo vedono anche un modo per giocare, divertirsi e sognare, mi sembra veramente una mirabile intuizione che certamente sarà da tutti apprezzata.

Il lavoro di Enzo, con cui l’autore vuole anche celebrare a suo modo il 150° dell’Unità d’Italia, si colloca come importante progetto culturale, all’interno della rafforzata collaborazione in atto tra la nostra federazione, il TT Senigallia ed il Centro Federale della città marchigiana. Passione ed emozioni da una parte, tecnologia ed innovazione dell’altra sono le componenti fondamentali di un’idea cui auguro tutto il successo che merita anche nell’interesse del nostro amore comune per il tennistavolo.

 

Franco Sciannimanico

Presidente Federazione Italiana Tennistavolo.



Dedicato al 150° dall’Unità d’Italia

Dei bambini giocano. Il loro divertimento è il ping-pong. Non si pongono il problema di che cosa sia l'Italia. Per loro è dove sono nati. Sanno che ci sono tanti dialetti, le condizioni economiche sono diverse, che il clima è differente. Però nei loro cuori è l'Italia e basta.

Ammirano i giocatori di altri Paesi. Sono curiosi, si specchiano e si confrontano. In cuor loro sognano di vestire la maglia azzurra, orgogliosi di essere tra i pochi a rappresentare l'Italia. Con serenità ed agonismo. Vedono visi, modi, colori e bandiere dei loro avversari. Tutto così eccitante, felici di appartenere ad una Nazione, come tutte le altre..



Se pensate che per migliorare, bisogna sempre giocare con i più bravi, il più bravo della vostra società come ha fatto a diventare più bravo di voi?

1961 - In Cina giocano 200 milioni di persone

In un paese italiano, bagnato dal mare Adriatico, una decina di bambini giocano a ping-pong con racchette un po’ malandate. La società è ancora giovane come anche i suoi dirigenti e tecnici. C’è solo un tavolo. Tutto il pomeriggio, bimbi bagnati di sudore, parlano, urlano e si sfidano. All’improvviso dall’ingresso entra un loro compagno. Eccitato grida: “E’ un cinese, Chuang Tse-Tung è il nuovo campione del mondo!”.

Si interrompe la partita. Tutti gli vanno incontro. Vogliono conoscere come gioca, chi ha battuto in finale. Alcuni dicono che non abbia mai perso un set, altri sostengono che in Cina giocano più di 200 milioni di persone. E tutti sanno che, in Cina, il ping-pong è come da noi il calcio. Poi riprendono le sfide. Uno gioca impugnando a penna, pensando che l’impugnatura nasconda qualche segreto. Prova ed inventa qualche tiro. I ragazzi che attendono il loro turno di gioco continuano a discutere: “La Cina ha una popolazione di un miliardo di persone! Mao-Tse-Tung, capo del governo, gioca tutti i giorni a ping-pong! A scuola si gioca sempre a ping-pong. Se uno gioca bene viene promosso!”. Gli amici: “Allora, andiamo tutti in Cina!”. Intanto il piccolo club trova i soldi per poter partecipare a qualche torneo nazionale. Due giovani promesse si mettono subito in evidenza e vengono convocati dalla nazionale per partecipare ad una gara internazionale. Nel gruppo è subito sorpresa e festa.



CHUANG TSE-TUNG (Zhuang Zedong)

Il Genio

Pechino: Chuang vince il suo primo titolo mondiale

Chuang Tse-Tung, il più grande talento di tutti i tempi. Inizia a giocare a ping-pong sui marciapiedi. Disegna un rettangolo e, con dei mattoni, costruisce la rete. Chuang, quando usciva di casa, aveva sempre una pallina in tasca. Questo lo faceva sentire felice. Con gli amici frequentava un parco dove c'erano decine di tavoli all'aria aperta. Con l'arrivo dell'inverno invece si trasferivano nella casa del popolo. Qui per la prima volta ha giocato con avversari più grandi di lui. Loro gli hanno dato i primi consigli e con loro ha fatto i primi allenamenti. In tutta la Cina, nelle case del popolo del partito comunista, ci sono tavoli da ping-pong. E' il partito che l'ha voluto.

A 13 anni vince il primo torneo importante. Entra nella scuola di stato di tennistavolo. E' insofferente nel fare schemi ripetitivi. Quando l'allenatore si allontana, fa partite con i compagni. Il vincitore viene chiamato, fino alla prossima sfida, "grande fratello". L'allenatore si accorge ma lo lascia fare. Alla fine della partita l'allenatore gli chiede di ripetere quel bel tiro che aveva fatto. Chuang ci riprova, ma non ci riesce. L'allenatore coglie l'occasione per spiegargli a cosa servono gli allenamenti. Gli spiega anche il socialismo e l'importanza di rappresentare il suo paese nel mondo, attraverso i sacrifici.

Un bambino un po’ pazzo

Chuang non trascura la scuola. A casa ripete i gesti di gioco davanti allo specchio; la madre affettuosamente dice che ha un bimbo un po' matto anche perché parla da solo mentre si corregge.

Durante una visita in palestra di un famoso allenatore Chuang vede eseguire dei servizi con lancio di pallina molto alto. Questo lo colpisce molto. Gli viene regalata una racchetta il giorno prima di una gara. La prova sulla mano mentre è a letto e ci si addormenta. Il giorno dopo vince il torneo. E' molto felice che il partito e lo Stato abbiano tanta cura dei giovani. Un giorno arriva agli allenamenti bagnato fradicio per la gran pioggia. E' presente solo lui. L'allenatore allora, commosso, lo asciuga. Per Chuang è un grande giorno, può giocare con il suo allenatore. A Pechino, nel '58, disputa il primo incontro amichevole contro l'Ungheria, e vince.

Il passaporto

Arriva il giorno del passaporto. Si apre la porta della grande muraglia. Prima trasferta, Oxford. Lo colpisce il traffico di auto. I bus a due piani, i negozi. I cagnolini portati al guinzaglio. Le persone vestono tutte diverse. Le donne con collane, braccialetti, anelli e così curate da dare l'impressione di non avere mai lavorato. Ha stretto centinaia di mani, tutte morbide, senza calli. Trova le persone cordiali e gentili. Il luoghi sono lussuosi e abbaglianti. Chuang sa che da qualche parte qualcuno lavorava per loro. Gioca nella terra dell'imperialismo. Chuang è emozionato, sente una grande responsabilità.

Prima gara lontano dalla patria

Perde il primo set. Nel secondo sta perdendo per 15 a 2. Si ferma un attimo. Sente una voce che gli nasce da dentro e che gli dice: anche se tu non vuoi vincere, il tuo paese lo vuole. Si sente subito bene, non ha più paura. Porta il punteggio sul 19 pari, poi con due schiacciate vince 21 a 19. Vince anche alla bella. Questa vittoria colpisce molto gli avversari e riempie di orgoglio la delegazione cinese. La preparazione cinese prevede anche un torneo in Scandinavia, 1959. Chuang vince ancora.

Preparazione ai mondiali

La Cina si allena per i Mondiali che si terranno a Pechino nel '61. Corrono voci che in Giappone c'è un giovane molto forte, Hasegawa, che in seguito verrà chiamato "leone selvaggio". I tecnici cinesi sono preoccupati. Sanno che Hasegawa ha battuto gli ungheresi e gli jugoslavi con il "looping", un colpo che i cinesi non conoscono. Decidono di mandare degli osservatori in Giappone per studiarlo e capire. Al ritorno, i tecnici decidono di far giocare alcuni allenatori cinesi nello stesso modo di Hasegawa. Chuang e il resto della nazionale completano così la preparazione.

Pechino: campionati del mondo

Chuang è emozionatissimo. Non può fallire. Sa che milioni di cinesi, in diretta radio, seguono l'avvenimento minuto per minuto. Ci sono Tv e giornali da tutto il mondo. I cinesi temono anche il giapponese Ogimura, chiamato "il cervello", campione del mondo del ’54 e '56. E' dato per favorito. Chuang incontra il "leone selvaggio". Perde il primo set e nel secondo è 0 a 7. Concede troppo tempo all'avversario, che ha un gioco potente ma con movimenti lunghi. Chuang sa che deve anticipare. Anticipa, serve veloce e attacca. Hasegawa è sorpreso. Chuang mette a frutto quello che aveva preparato negli allenamenti. Vince. Anche Ogimura cederà le armi. Chuang arriva primo e i cinesi occuperanno i primi quattro posti. I 5 mila spettatori acclamano Chuang. Lui, composto, saluta il pubblico. Sa di aver fatto il suo dovere. E' modesto. Secondo gli insegnamenti di Mao, non si esalta quando vince e non si abbatte quando perde. E' considerato il genio del tennistavolo. Quando ritorna dalle gare, nella sua città, la prima visita la fa sempre al suo primo vecchio maestro di tennistavolo. E non dimentica di portargli un piccolo dono. Vincerà 3 titoli nel singolo, 3 a squadre e 1 nel doppio maschile.

Dal 1961 al 1966 è numero uno della classifica mondiale. La grande carriera si interrompe. La Cina si isola dal mondo. Si chiude dentro la grande muraglia e dà inizio alla rivoluzione culturale. Ritornerà nel '71 a Nagoya dove i cinesi inviteranno una delegazione con giocatori americani. Questa operazione verrà definita dalla stampa mondiale come la diplomazia del ping-pong. La Cina otterrà alla fine il riconoscimento all'ONU al posto di Formosa, oggi Taiwan.

Chuang, in seguito, diventerà ministro dello sport. Durante la rivoluzione culturale Chuang viene accusato di appartenere alla "gang dei quattro", gruppo politico anti - maoista. Perde l'incarico e viene allontanato dalla città di Beijing (Pechino) dove c'è l'università del tennistavolo. In seguito, grazie ad un amico, viene riabilitato.

I cinesi, nel tennistavolo, interromperanno il dominio. Dovranno aspettare 8 anni prima di riprendere il titolo lasciato da Chuang. Nel frattempo, con il cambio della scrittura, Chuang Tse-Tung diventa Zhuang Zedong.

Forse la sua posizione d'attesa con la faccia della racchetta frontale gli permetteva di prepararsi velocemente per eseguire colpi potenti anche di rovescio. La racchetta viene posizionata vicino al corpo e il braccio sinistro, poi viene spinta avanti alto.



Se quando perdete vi viene da ridere, avete un futuro pieno di allegria.

1964 - Schiaccia le palline a 100 chilometri all'ora

Dal Giappone sono arrivate le racchette Sandwich. I ragazzi ora pensano solo a giocare di top-spin, a far girare la pallina. Arriva la notizia che uno svedese è diventato Campione d’Europa. Schiaccia le palline a 100 chilometri all’ora! I ragazzi che hanno partecipato alla gara internazionale, aggiungono: “I giocatori svedesi ed ungheresi giocano solo con colpi d’attacco, senza perdere tempo con il palleggio. Sono giocatori possenti fisicamente che hanno il braccio destro grande il doppio del sinistro!”.

Nei racconti c’è un misto di realtà e fantasia. Intanto i ragazzi controllano se il loro braccio è più grosso, si confrontano mostrando il muscolo e si prendono in giro. Qualcuno fa lo sbruffone. Altri, amareggiati, fanno finta di niente. Il ragazzo che ha scelto di giocare come i cinesi, dice: “I cinesi sono piccoli fisicamente, però sono i migliori al mondo”. E con pazienza gioca con l’impugnatura a penna, sicuro che prima o dopo batterà tutti.



KJELL JOHANSSON

L'aggressività

Malmoe: Johansson diventa campione d'Europa

Alto asciutto, longilineo, con gambe da levriero. Capelli castani, lisci, a caschetto. Scambio anticipato e veloce. La schiacciata è perfetta: è come la corda di un arco che si tende e carica. Poi parte e non vedi il percorso. Non lo conoscevo. Quando sentivo parlare di lui mi dicevano: schiaccia tutto. È un fenomeno. Non avevo mai visto uno straniero giocare. Ero molto curioso. Chiedevo sempre i particolari. Ma su Johansson, la risposta era sempre la stessa: schiaccia tutto.

Johansson è stato preso come oggetto di studio gestuale e noi lo conoscevamo attraverso i fotogrammi. La nostra società, a quei tempi, aveva studiato il tennistavolo attraverso la rivista giapponese Butterfly che pubblicava regolarmente le sequenze di gioco dei migliori giocatori del mondo. Tutto veniva studiato, in questo modo, nei dettagli. La schiacciata di diritto di Johansson per esempio, la conoscevo nei minimi particolari. Così anche quella di rovescio, che aveva la stessa eleganza. Negli anni '60 Johansson era la massima espressione occidentale del gioco moderno. Un modello che non poteva essere copiato. Poteva solo ispirarti come tutti i fuoriclasse. Come capitava spesso, in società si parlava d'ogni novità raccolta, anche verbale. Poi l'entusiasmo, la voglia di crescere, e giù tutti a provare. Ed era così bello schiacciare. Sentivi che dentro di te qualcosa si liberava e poi usciva. Quando schiacciavi ti sentivi bene. La cosa non poteva durare.

Johansson schiacciava tutto, allora anche noi, appena uno batteva, BUM, subito la schiacciata. Poi col passare del tempo, nessuno aveva più voglia di raccogliere la pallina, perché chi raccoglieva batteva. Poi si è scoperto il rimedio: il servizio corto, cortissimo, non si poteva schiacciare. Un vero e proprio ostruzionismo. Però Johansson schiacciava tutto, quindi un sistema c'era.

Per la verità non era vero che schiacciasse sempre. Non sarebbe stato possibile. Ma era il colpo che ti rimaneva scolpito sulla mente. Così si decise di fare solo partite, per servire un po’ ciascuno. A nessuno interessava più vincere. L'importante era schiacciare. Col passare del tempo e con i servizi sempre più corti la schiacciata si è trasformata in top spin anticipato, con partenza alta. Questo colpo con grande meraviglia iniziò a funzionare, diventando un colpo nuovo che rappresentò la base della nostra scuola senigalliese e che noi, successivamente, scoprimmo essere il famoso looping che eseguiva il "leone selvaggio" Hasegawa.

Johansson lentamente svaniva dalla nostra mente, insieme a quell'immagine d'aggressività pura. Lui aveva un gioco che tendeva alla purezza, molto veloce, con uso della rotazione. Come sistema era molto vicino alla scuola cinese.

Ricordo

Lo ricordo agli europei del '74 a Novi Sad, terzo nel singolo. Secondo nel doppio con Bengsson. Primo a squadre con Bengsson e Wikstrom. Nel '64 e nel '66 è stato campione d'Europa nel singolo.

Ricordo le gare a squadre dove la Svezia vince e deve tutto a Wikstrom, numero tre della formazione svedese. Johansson - Orlowski nella semifinale a squadre contro la Cecoslovacchia è stata la più bella partita. Johansson imposta il gioco sulla velocità. Orlowski ha una puntinata sul rovescio, e scambia. Il diritto di top spin è potente e veloce. Robusto nelle gambe. Johansson non dà il tempo all'avversario di rispondere come desidera. Johansson prevede la risposta e parte. Il braccio e l'avambraccio a "V", in verticale, parallelo al corpo e racchetta alta. Il piede sinistro si sposta e batte sul parquet. La gamba destra calcia all'indietro e il corpo si avvita. Il gomito destro, le spalle destra e sinistra e il braccio sinistro sono sulla stessa linea che traccia la pallina schiacciata. La racchetta finisce leggermente piegata quasi sopra la spalla sinistra. Poi la figura finale elegante, scolpita, è un'immagine che compare come dal nulla, improvvisa. Lui fermo e statuario. È un attimo, un'esplosione. La palla già rotola impazzita sulla transenna di fondo. È un colpo micidiale. Vedi bene la partenza e l'arrivo. Il resto lo devi costruire nella mente.

Ma oramai il gioco si è perfezionato nell'utilizzo del top spin di diritto con potenti rotazioni. E Orlowski lo interpreta bene. Su queste palle diventa sempre più difficile schiacciare. Così Johansson, in ogni set, schiaccia sempre meno, forse anche per l'età. La stella Johansson lentamente perde la sua luce: alla fine dovrà cedere le armi ad Orlowski, che poi vincerà anche il singolo diventando campione d'Europa. L'incontro a squadre sarà salvato da Wikstrom, con un gioco simile a Johansson, più giovane, con riflessi più freschi e forse con meno responsabilità. È l'unico erede nella schiacciata, un po’ anche nel gioco, ma la storia non si ripete. Per Wikstrom sarà il momento più alto e sicuramente il più bel ricordo. Per Johansson, il declino è iniziato e con lui porterà con sé quella schiacciata che faceva incantare per la sua bellezza estetica e la sua rapidità. E non vedremo più quel viso, dall'espressione liberatoria, accompagnata da un ghigno a bocca leggermente aperta.



Ho giocato con uno che schiacciava sempre. Ricordo più le transenne che il tavolo.

1967 - Ho battuto un cinese

Si rigiocano i mondiali, questa volta in Europa. A sorpresa vince un giapponese. I ragazzi sono affascinati quando vengono a sapere che gioca con un’impugnatura come la loro. Prendono in giro il loro compagno “cinese”. Che si difende dicendo: “anche i giapponesi giocano a penna, e sono più bravi degli europei”.

Poi riprendono le sfide e decidono che chi arriverà primo, sarà campione del mondo. Il ragazzo che gioca come un cinese, è stato soprannominato “cina”, e quando gli altri lo vincono, ad alta voce, divertiti dicono : “ Ho battuto un cinese!”.



NOBUHIKO HASEGAWA

L'armonia

Stoccolma: il giapponese Hasegawa trionfa ai mondiali

Questi mondiali si dovevano svolgere in Australia. In quel periodo c'era la guerra del Vietnam. Gli australiani appoggiavano gli americani, impegnati nel conflitto. Per evitare la rinuncia del Vietnam e di eventuali altre delegazioni, decisero di spostare le gare in Svezia.

Hasegawa ha il culto del fisico. Sa che il suo pensiero non si traduce in azione se il suo corpo non è perfetto. Pratica yoga. Fa meditazione. Corre all'aria aperta. Fa ginnastica. Quando si trasferisce in aereo, per le gare, lo puoi vedere serio, nel corridoio dell'aereo, a fare flessioni. In finale batte il suo compagno di squadra Kohno. Hasegawa ha già vinto il titolo a squadre e il doppio misto. Tre ori. Un vero trionfo.

Hasegawa ha un gioco molto classico, che nasce da dentro. Ha un portamento elegante, una muscolatura forte e ben modellata. Il suo gesto di gioco è plastico e ovalizzante. Non ci sono frenate brusche, non ci sono spigoli. Il suo moto si arrotonda. Ogni sua azione sembra una figura di danza. Il top di rovescio precorre i tempi. Nessuno lo usava, così completo. La sua impugnatura è quasi europea. Tiene l'indice appoggiato al centro e longitudinale alla racchetta. Il dito è il prolungamento della mano, in linea con il braccio. Hasegawa usa due gomme sandwich.

Non ti accorgi che gli spostamenti vengano fatti con le gambe. Tutto avviene senza sforzo. La centralità spettacolare delle sue azioni sta nelle braccia, come per il volo di un gabbiano sta nelle ali. Le donne giapponesi non gli danno pace e impazziscono per lui. Il suo gioco è estetico, puro: le palline e il tavolo, un mezzo.

Movimento e musica

È in contro-tendenza con la scuola tradizionale e utilitaristica del Giappone. Quando lo vedi giocare puoi fare a meno di guardare la traiettoria della palla. Anzi se ne fai a meno, e lo guardi come gioca, poi non riesci a staccargli gli occhi di dosso. Hasegawa si muove ed è musica. La racchetta si trasforma in un attrezzo di danza. Gioca di top spin di rovescio con la stessa facilità del diritto. Gli europei per il 90% usano i puntini sul rovescio. Fra il gioco di diritto e di rovescio c'è simbiosi. Le due braccia, aprendosi e chiudendosi, armonizzano e riempiono la scena. Il percorso dell'estremità iscrive nell'aria curve magiche. Quando torni a guardare gli altri giocatori, sembrano monchi o dei granchi impacciati e impauriti.

Hasegawa resterà nella storia per la sua armonia che espone, esalta, esaspera. Per l'estetica del gesto Hasegawa poteva anche non diventare campione del mondo, come altri grandi simili a lui, Surbek, Secretin, Stipancic, Schöler, Johansson, Bercic, ecc... ma ci saremmo ricordati ugualmente per lo straordinario contributo estetico che ha dato allo sport.



Se perdete un incontro e l’avversario vi dice che siete stati bravi, non ci cascate: lo dice per incoraggiarvi a giocare sempre come avete fatto.

1968 - Il gruppetto cresce d'età

Un ragazzo più grande frequenta l’università in una città importante, dove il ping-pong è giocato anche nei circoli universitari. Questi portano la notizia di aver visto i campionati europei. Uno Jugoslavo ha vinto il titolo. Così inizia il racconto.

Tutti ascoltano a bocca aperta: “Surbek il campione, prima di giocare, rimane per un’ora fermo a fissare la pallina per concentrarsi”. Qualcuno ci prova, dopo poco si riprendono le sfide. Alcuni pensano già di giocare meglio. Il gruppo è stimolato da ogni notizia che proviene dall’estero. Inoltre i dirigenti e tecnici si sono dati un’etica morale e stanno studiando un modello tecnico di gioco, che tutti seguono con entusiasmo.



DRAGUTIN SURBEK

La tigre di Zagabria

Lione: Surbek diventa campione d'Europa contro il difensore Börzsei (Ungheria)

Croato, alto 1.85, muscolatura forte e ben in evidenza, senza un filo di grasso. Spalle grandi. Vita sottile. Cosce esplosive. Quando si abbassa e aspetta il gioco sembra un lottatore di Sumo. La sua prima passione, i 400 piani. La seconda, il tennistavolo. Giocherà ai vertici mondiali ben oltre i 40 anni d'età. Dragu, questo è il suo soprannome di battaglia. Alle Olimpiadi di Barcellona, porta la bandiera per la Croazia alla sfilata d'apertura dei giochi. Col rovescio gioca di controllo e di preparazione all'attacco. Col diritto apre il gioco e ingaggia vere e proprie battaglie soprattutto sul piano fisico. L'apertura di top spin con il diritto è esemplare. Porta la racchetta verso il basso e la lancia con movimento veloce di avambraccio sulla palla. Poi si ferma subito. Non porta il movimento in alto. Non è così veloce per riabbassarla e giocare la risposta. Pure il corpo rimane basso, si sposta indietro. Ed è pronto a ripartire. La sua mole non può esprimersi sulla velocità, vicino al tavolo, a meno che non riesca subito a far indietreggiare il suo avversario. Il suo gioco migliore è nella media e lunga distanza.

Surbek invade i campi

Lotta sempre su tutte le palle. Non ne lascia mai passare una senza che non l'abbia rincorsa per acciuffarla. Non importa come. Ci si tuffa come una tigre sulla preda. Se passa alta a molti metri d'altezza e attraversa la volta per andare a cadere lontana, lui sotto. Corre all'indietro. Si gira. Scavalca le transenne. Invade i campi da gioco degli altri. Evita, salta gli ostacoli. Abbraccia qualcuno per non atterrarlo. Allora tutti i giocatori del "parterre" si fermano. Lo guardano. Non sono scocciati. Sono divertiti. Surbek può sempre fare un gran numero. Meglio non perderlo. Lui, Surbek con il naso all'insù che corre. Cerca di capire se sotto ci sono ancora ostacoli. Lui guarda sempre in alto. La palla che attraversa. Tutto in pochi secondi. Quando riscenderà lui dovrà rilanciarla. Laggiù dove ha lasciato il tavolo. E dove l'avversario è già pronto per colpire ancora. Allora per avere più tempo, rilancerà più alto possibile. Così avrà più tempo per muoversi. Non solo alto, ma con effetto di top spin. Così quando la palla toccherà il tavolo farà un rimbalzo più veloce, più alto e più lungo. E questo gioco può durare 2,3,5,8 volte di seguito. Il pubblico, trattiene il respiro, vorrebbe applaudire. Ma nel tennistavolo si applaude solo a gioco fermo. Però con Surbek spesso non si resiste. Il gioco sembra finito. Il pubblico parte con l'applauso. Però Surbek rimette una palla perduta. Allora dalle tribune l'applauso si trasforma in boato, là sotto c'è un gigante che non può più fermarsi, che rilancia, che corre. In avanti, all'indietro, di lato, poi a terra, si rialza e poi si rimette a correre. Alla fine, non importa chi abbia fatto il punto, l'applauso è sempre per lui, l'applauso che alla fine si muta in un coro: Dragu, Dragu, Dragu. È uno spettacolo vederlo, il gigante che corre con il naso all'insù: in estasi. Con la faccia serena, come un bambino che apre il suo dono. Allora pensi al suo cuore e non alla sua forza e alla sua mole.



Se perdo a ping-pong sono amareggiato. Se prendo un voto brutto, sono amareggiati i miei genitori. Che famiglia snaturata.

1969 - L'arrivo a Monaco

Il ragazzo che studia all’università è di ritorno dai mondiali di Monaco. Questa volta aveva con sè una telecamera da 8 millimetri. La proiezione. Emozione ed attesa. Immagini dal treno, l’arrivo a Monaco. Il palazzetto del ghiaccio è allestito per il grande evento. Una marea di persone all’ingresso. Il destino però gioca un brutto scherzo agli organizzatori, racconta l’universitario. La stagione della primavera è in ritardo. I primi giorni si soffre il freddo, si ha l’impressione che ci si trovi ancora sopra il ghiaccio. I tedeschi corrono ai ripari. Come è naturale un palazzetto del ghiaccio non è dotato di riscaldamento. Così rimediano, portando centinaia di stufette elettriche e le posizionano nel perimetro del grande impianto. Nel filmato si vedono migliaia di spettatori.

I ragazzi sono sorpresi nel vedere tanti adulti. Sono colpiti da come si muove Hasegawa, che apre e chiude le braccia ad ogni colpo. I ragazzi gli danno il soprannome di gabbiano. Poi vedono Scholer, e si stupiscono ancora, perché lo vedono giocare, nei primi turni, come un’attaccante, sapendo che è il più grande difensore del mondo. E poi….



SHIGEO ITOH - EBERHARD SCHöLER

La fine delle difese

Monaco: finale per il titolo mondiale

Si trovano di fronte il padrone di casa Schöler, 29 anni autodidatta e il giapponese Itoh, 24 anni. Per la prima volta nella storia in finale arrivano due giocatori con gli occhiali da vista.

Schöler è pronto a scendere in campo: alto, moro, sempre curato nel fisico e elegante sia fuori che nel gioco. È un difensore di gran classe. Quando incontra giocatori non fortissimi esprime un gioco d'attacco essenziale e risolutivo.

Però la massima espressione la sviluppa nella difesa tagliata, il gesto è limpido. Lancia la racchetta dietro e la spinge in avanti, la ferma quando tocca la palla. Sembra un affondo di fioretto. Braccio destro e gamba destra in avanti e braccio sinistro alto, dietro. Lui immobile, e la palla parte dove si ferma la racchetta. Intercala colpi improvvisi d'attacco, fingendoli con un movimento difensivo, sorprendendo pubblico e avversario.

Gioca lontano dal tavolo e usa una racchetta con gomme lisce, (non da difensore). L'impostazione è originale, sempre la gamba destra in avanti (giocatore destro) sembra uno spadaccino. Non lo si vede correre dietro la pallina in affanno o in difficoltà; è sempre pronto a colpire da fermo con stile ed eleganza.

Il pensiero di Schöler

In un intervista gli hanno chiesto come mai abbia questa capacità; lui ha risposto che non è lui che va incontro alla pallina, ma è la pallina che viene da lui. In realtà, dopo ogni colpo, si muove velocemente per andare dove gli ritornerà la pallina. Gli spettatori guardano la pallina che va dall'altra parte, quindi non si accorgono dello spostamento di Schöler. Poi quando questa viene colpita dall'avversario, Schöler fa l'ultima correzione, così agli occhi del pubblico appare fermo con le gambe durante il movimento del braccio.

Il pensiero di Itoh

Itoh è l'ultimo erede giapponese della rivoluzione tecnica della gomma liscia. Gioco prevalentemente di solo diritto e usa una sola parte della racchetta. Spostamenti laterali impressionanti.

Impugna a penna con esecuzioni d'attacco ampie e potenti di top spin.

Il suo pensiero: un atleta giapponese è capace di diventare forte "nello spirito" perché con immensa serietà lotta sempre per riuscire sempre più a sapere "come dovrebbe essere un uomo" nel tennistavolo. Ha provato cinquanta racchette in un anno.

L'incontro si svolge nel palaghiaccio, gli spalti sono gremiti, molti spettatori si dovranno accontentare della TV.

I primi due set scorrono lisci, il tedesco controlla l'aggressività dell'avversario. Schöler conquista un punto saltando le transenne di fondo del rettangolo di gioco, difendendosi con colpi di taglio micidiali. Poi salta nuovamente all'interno del rettangolo e con un colpo d'attacco, conquista il punto. Il pubblico in piedi lo applaude per oltre 5 minuti. È un'ovazione. Forse su questo punto si è giocato il titolo mondiale. La gratificazione, l'interruzione troppo lunga, non favorisce nel tennistavolo la concentrazione.

I due set sono terminati. Due a zero per Schöler. Si riprende l'incontro, è il terzo set. L'incontro è pieno di suspense. Il pubblico tedesco pregusta il primo titolo che potrebbe vincere nella sua storia. Schöler a fine set conduce per 19 a 18. Poi Schöler cederà per 21 a 9.

Itoh chiede una sosta

Siamo due set a uno per Schöler. Itoh chiede 5 minuti di riposo (oggi questa pausa non è più consentita). Si siede a terra nell'angolo del rettangolo di gioco, si copre con un asciugamano e estrae un piccolo libro dalla borsa e lo legge fino al termine della pausa. Non si saprà mai il contenuto.

Itoh nel 4° set macina top spin con movimento a ventaglio impressionanti. Le gambe tozze, sempre cariche si spostano continuamente da sinistra a destra e viceversa, come nessun europeo si sognerebbe mai di fare. Poi si avventa sulla palla piegandosi in avanti come se colpisse con un'ascia, mandando all'indietro con un calcio la gamba destra. Schöler percorre tutto il suo rettangolo di gioco in tutte le direzioni senza essere visto. Poi il pubblico, lo rivede fermo, come un bersaglio che deve essere battuto. Schöler taglia e la palla sembra che corra su un filo, poi lo si vede sorgere ancora, sempre in punti diversi nella sua area di gioco. Composto, elegante, distaccato, forse già con un dolore dentro. Perderà anche il 4° set. 2 a 2. Nel quinto set Schöler sente che la storia oramai è stata scritta. È stanco, Itoh colpisce la palla sempre con più violenza. Per il pubblico finisce l'incantesimo. La palla non va più da Schöler, che ora è lontano, esausto e non più in sintonia con il gioco.

Schöler con onore

Nessuno meglio di lui saprà onorare la fine della difesa classica. Cederà il quinto set per 21 a 9. Schöler perderà la finale mondiale e senza battere ciglio stringerà la mano al suo avversario. Il pubblico sportivamente applaude, ma sente sulla pelle che un sogno è andato perduto per sempre. Itoh, nonostante la vittoria, cade in lacrime e viene portato in spalla dai compagni.

Con l'avvento delle nuove gomme, nessun difensore arriverà così vicino al titolo mondiale e lentamente spariranno tutte le difese dalla parte alta della classifica mondiale.



Dopo ogni lezione, pago. L’allenatore mi sorride e mi dice grazie. Proprio come la signora del ristorante.

1971 - Si commuove e regala 3 tavoli

I ragazzi del piccolo Club fanno festa. Per loro viene coperto un piccolo cortile. Un rappresentante di articoli sportivi capita lì per caso. Vede tanti bambini giocare su un vecchio tavolo. Si commuove e ne regala 3 nuovi. Così la favola continua. Sarà la svolta per tutto il Club.

All’improvviso la palestra si riempie. Tutti vogliono giocare. È la diplomazia del ping-pong…



LA DIPLOMAZIA DEL PING-PONG

Nagoya - Giappone

Clenn Cowan, capitano della squadra americana di tennistavolo, viene invitato dai giocatori cinesi per una tournée in Cina. Siamo ai campionati del mondo di Nagoya. A squadre vincono i cinesi. Nel singolare vincerà lo svedese appena diciottenne Bengtsson.

La Cina, per la rivoluzione culturale di Mao, aveva interrotto i rapporti politici, culturali e sportivi con tutto il mondo. Aveva lasciato la porta aperta solo alla federazione mondiale di ping pong. Ma erano quasi 10 anni che la Cina non si presentava alle gare. A Nagoya quindi il grande evento mondiale. Saltando tutti i canali diplomatici ufficiali, la Cina utilizzerà il canale della gente comune e si presenterà ai mondiali. Con estrema cordialità il Primo Ministro cinese Ciu En-Lai, aveva fatto capire durante un'intervista ad Edgar Show, che il messaggio d'apertura era rivolto da un popolo all'altro, invece che tra governi.

La Cina nel mondo da 10 anni era come un'isola: non si entrava e non si usciva. La grande muraglia era ritornata il simbolo dell'incomunicabilità. All'ONU c'era Formosa che rappresentava la Cina.

Si aprono le porte della muraglia

Con l'isolamento prima e con la sorpresa dell'invito fatto ai giocatori americani (con effetto dirompente), si inaugura la diplomazia del ping-pong. Il caso è subito clamoroso in tutto il mondo. Seguirà l'accoglienza calorosa della squadra USA in Cina e sarà un successo pubblicitario e politico. Giornali e TV di tutto il mondo ne parlano. Intanto il presidente americano Nixon avvia la normalizzazione dei rapporti. I cinesi concludono la loro strategia diplomatica, con una tournée che toccherà molte nazioni. L'ex tre volte campione del mondo Chuang Tse-Tung (oggi Zhuang Zedong, per il cambio di scrittura) andrà in tournée in Svezia e chiuderà la carriera senza perdere mai un incontro in 10 anni.



Mi hanno fatto l’ultimo punto di retina e spigolo. Cosa racconterò al mio allenatore degli altri dieci punti?

1971 - Arriva una notizia eccitante

Arriva un po’ di benessere. I giovani hanno un percorso scolastico fino ai 18 anni. Si prolungano gli anni di gioco. Arriva una notizia che eccita il gruppo. A casa di un amico si prende un canale televisivo straniero, che trasmette sempre sport. Questa volta trasmetteranno la finale per il titolo Mondiale di ping-pong che si svolgerà in Giappone.

Andiamo tutti all’appuntamento e attendiamo. Qualche pronostico azzardato, molta emozione. Un momento di panico, per la nebbia, sullo schermo. Poi l’immagine. Un’ovazione di sollievo. Silenzio...



STELLAN BENGTSSON

Volontà e giovinezza

Nagoya: Stellan Bengtsson diventa campione del mondo a 18 anni battendo il giapponese Shigeo Itoh, campione in carica

Il piccolo Stellan si avvicina allo sport a 7 anni. Pratica la lotta libera, la pallamano e il tennistavolo. A 12 anni decide per il tennistavolo. Questo sport, dove non c'è contatto fisico, esalta le sue capacità di destrezza e sensibilità. A 15 anni, durante una lezione di ginnastica a scuola, cade e si frattura il gomito sinistro. Capisce subito che è una cosa grave soprattutto perché lui è un giocatore mancino. Viene ricoverato per due settimane. Subisce tre interventi chirurgici. Gli mettono una placca d'argento nel gomito. Non riuscirà più a distendere il braccio completamente.

Il sogno

Nella notte del terzo intervento fa un sogno: si trova in un campo di atletica. Ha due racchette, una in ogni mano; le alza e le muove. Si solleva da terra e poi, con meraviglia, inizia a volare. Pensa: quante cose si possono fare con le racchette da ping pong. Lascia il campo d'atletica. Si trova a volare tra i palazzi. Le finestre sono illuminate. All'interno di ogni finestra dei bambini giocano a ping pong. Pensa subito al braccio sinistro che non gli fa più male. E' tentato di entrare da una finestra per giocare. Sente però che è più bello volare. Muove ancora le braccia. Si alza ancora, è sopra le case, si sente leggero e felice. Sopra i tetti ci sono dei nidi. Sono tutti pieni di palline da ping pong. Non gli sembra una cosa strana. I bambini che giocano nel palazzo hanno bisogno di palline. Poi pensa che deve tornare, è troppo tempo che manca da casa. Ha tante cose da raccontare, il braccio è guarito...

Di colpo si sveglia. E' solo un sogno. Il braccio sinistro è appoggiato sul letto, immobile. Ci vorranno tre mesi di rieducazione prima di riprendere la condizione normale.

I medici gli consigliano di continuare a giocare per favorire la riabilitazione. A Stoccolma si svolge uno stage fra Svezia e Giappone. Stellan non salterà un solo allenamento, come osservatore. E' curioso e si fa molte domande. Poi fa amicizia con Ogimura. Prima dell'incidente aveva il diritto molto più forte del rovescio. Però ora non riesce a forzare il diritto perché sente dolore, mentre può liberamente giocare con il rovescio. Si mette al centro del tavolo e favorisce questo gioco. Col passare del tempo, lentamente, inserisce il gioco di diritto. Impara a muovere bene le gambe. Non può più allungare il braccio come prima.

Abbandona gli studi e a 17 anni la Federazione Svedese lo manda per tre mesi e mezzo in Giappone. Per lui sarà la svolta. Gioca con una gomma liscia sul diritto e una puntinata sul rovescio. Il primo mese si allena all'Università di Nichidai. Batte tutti gli avversari. Poi passerà di città in città. Si allena e fa partite con Tasaka, Inoue, Kimura e Takahashi. L'amicizia con Ogimura si rivela importante e sorprendente. Gli dà consigli tecnici, psicologici e scientifici sul gioco. Gli insegna come nella cultura orientale sia importante il rispetto dell'avversario. Gli fa capire che quando si vince non bisogna esaltarsi, ma che è solo una tappa e bisogna sempre guardare avanti. Poi si allena con Itoh e Hasegawa. Diventano amici. Stellan ha molto rispetto per il loro comportamento, sia in gara che fuori. Fannno anche molte partite. Batte una sola volta Hasegawa. Con Itoh invece non vincerà mai. Stellan si allena bene, resiste senza difficoltà a 6 ore di allenamento al giorno. Osserva tutto e la sera, prima di dormire, prende appunti e riordina le idee.

Il grande giorno

Arriva il grande giorno dei mondiali di Nagoya.

L'organizzazione è perfetta. Il campione in carica è Itoh, suo compagno di allenamento nello stage giapponese terminato da poco tempo. Stellan non si concede riflessioni sul pronostico. Non è interessato al percorso che gli potrà riservare il tabellone. Ogimura gli ha dato tutti i consigli per migliorare il suo gioco. Ma soprattutto gli ha dato serenità e gli ha parlato come un amico.

Iniziano le gare di singolo. Il tabellone si sfoltisce. Esce Hasegawa. Bengtsson batte in semifinale il cinese Xi Ehting. Itoh batte lo jugoslavo Surbek. E' arrivato il momento della verità. Bengtsson ha di fronte Itoh. Non sente emozioni, è concentrato sulla tattica. Sa che con il rovescio dovrà angolare le sue risposte sia a destra che a sinistra. Il palazzetto è gremito. Il pubblico è quasi tutto giapponese. Anche Ogimura a Londra, nel '54, aveva tutto il pubblico contro. Primo set 21 a 17 per Bengtsson, secondo set per Itoh. Bengtsson, appena diciottenne, non ha un cedimento, toglie il tempo all'avversario. Il pubblico giapponese sostiene il proprio beniamino fino al termine dell'incontro, anche se Bengtsson lascerà il suo avversario, nei due set successivi, a 13 e a 10.

3 a 1 per Bengtsson. L'Europa fa festa e invade la panchina svedese. Era dal 1953 che l'Europa non vinceva più. Quando nasceva Bengtsson l'Europa perdeva il dominio mondiale. Con i suoi 18 anni Bengtsson diventerà l'idolo dei giovani.

Per gli orientali invece è stata la fine del loro potere veder salire sul gradino più alto del podio quel piccolo "samurai" venuto dal freddo del Nord, dove le notti sono illuminate dai fantastici colori delle aurore boreali.



Se pensate che la sconfitta non sia utile, parlate con il vostro avversario.

1973 - Voglio andare in Russia

Nel gruppo, nasce un problema che preoccupa. Quando partecipano alle gare, scoprono che alcuni giocatori usano una gomma chiamata “anti-top”. Il gioco che sanno fare, non funziona più. Perdono e sono delusi. Giocatori prima incapaci, vincono. Ora sono il terrore di ogni torneo. Ne parlano fra loro. Uno dice : “erano antipatici prima, ora sono diventati odiosi”. Un altro aggiunge: “perché non fanno come nel tennis, dove giocano tutti con la stessa racchetta?”. Un terzo ancora dice : “un amico ha smesso, perché con questa gomma non è ping-pong. Questa gomma serve per salvare qualche giocatore incapace, ma ne fa allontanare migliaia di nuovi”.

Fra i ragazzi si parla anche della diffusione di questo sport nel mondo. Ancora commenti su Bengtson che ha diciotto anni. Lo sentono vicino a loro. Una notizia importante, vengono a sapere che, nell’Unione Sovietica, ci sono 2 milioni di tesserati. E dicono subito: “solo da noi il ping-pong non è considerato, è colpa della federazione! È colpa del calcio!”. Poi: “in Russia un giocatore di ping-pong viene considerato come un’atleta di qualsiasi disciplina”. La notizia li fa sentire bene. I migliori di ogni sport vengono assunti nelle fabbriche con il compito di lavorare mezza giornata e il resto del tempo giocano a ping-pong. Ai ragazzi sembra un sogno, giocare ed essere pagati. Uno dice: “voglio andare in Russia”. Altri anch’io, anch’io!



SARKIS SARKHAJAN

Talento e purezza

È nato nel 47, in Georgia (URSS). Da piccolo fa atletica leggera e calcio. Il ping-pong per lui è come un passatempo. Poi, a 11 anni, decide che il tennistavolo sarà il suo sport. Si mette subito in luce. A 19 anni viene convocato per gli Europei di Londra. Nel primo incontro a squadre l’URSS deve incontrare la grande Jugoslavia. Non ci sono speranze. Sarkis, in una riunione tra giocatori, dice che si può vincere. L'allenatore, un po' per gioco e un po' per sfida, lo mette in squadra. Sarkis farà tre punti e l’URSS vince l'incontro per 5 a 2. Non uscirà più dalla nazionale. Agli Europei l’URSS perderà solo con la Svezia, in finale.

Mancino, introverso, talento naturale. Supera tutti nelle selezioni dei migliori giocatori dei 15 paesi dell'Unione Sovietica. Sarkis, non ha né tecnica europea, né asiatica. Gioca con gomme lisce e consumate. Le cambia quando si ricorda. È come correre in auto, con pneumatici senza battistrada. Il suo gioco è d'attacco. Non fa preparazione fisica. Non fa footing. Non ha schemi di allenamento. Non usa il top spin. Fa l'impossibile per semplificare il gioco. Si affida solo al suo talento. Sembra il prodotto di una rivoluzione, lontana e dimenticata; solitario e stanco non ha più voglia di novità.

Sembra che viva alla giornata. Il gioco d'istinto tende alla sua conservazione. Nel suo paese è un mito. L’URSS ha più di due milioni di tesserati. Gli allenatori vengono incaricati dal partito. Non conoscono il tennistavolo. Non serve per mantenere il posto. Danno una racchetta a "Tolstoi" e aspettano l'opera.

Sarkis, la grande occasione

1973, Sarajevo: mondiali. Per l’assegnazione del titolo a squadre, si gioca in due gironi d’eccellenza. Nel primo: Cina, Svezia, Ungheria, Corea del Sud, India, Indonesia, Austria. Nel secondo: Giappone, Jugoslavia, Germania, Francia, Inghilterra, Cecoslovacchia, URSS. I primi due di ogni girone, in una finale a quattro, giocheranno per il titolo. Dopo una prima fase le quattro squadre promosse: Svezia, Cina, Giappone e Russia si trovano ancora in parità.

Arriva il momento più importante per l’URSS: bisogna battere la Cina per salire nel gradino più alto del podio. Gli incontri a squadre si svolgono in questo modo: tre giocatori cinesi contro tre giocatori russi.

Ogni giocatore deve incontrare uno alla volta i tre avversari, per un totale di nove incontri. La squadra che arriva a cinque vince. Ogni partita si gioca al meglio di due set su tre. Per la Russia scende Sarkhajan. Per la Cina Hsu Shao-Fa, famoso nel mondo per i servizi con palla lanciata in alto, a più di 3 metri d'altezza. Sarkhajan soffre proprio i servizi nel primo set, ma vince l'incontro per 2 a 0. 1 a 0 per la Russia. Secondo incontro, Strokatov - Li Ching-Kuang, 2 a 0. Terzo incontro Gomozkov - Tiao Wen-Yuan, 0 a 2. 2 a 1 per la Russia. Sarkhajan vince con facilità anche contro gli altri due cinesi, mentre i suoi compagni non porteranno più un punto. 5 a 4 per la Cina.

Sarkhajan cade in lacrime: la sua grande prestazione è stata vana. La porta della finale si è chiusa. Forse è stato il più grande talento di tutti i tempi. Non si affida alle nuove gomme che hanno rivoluzionato il tennistavolo. I suoi avversari le cambiano dopo dieci ore di gioco. Le sue gomme sono decrepite e ingiallite. I suoi compagni dicono che non le cambia da tre anni. Sembra che abbia paura della contaminazione del nuovo. Ti dà l’impressione che voglia scrollarsi di dosso cultura e regole imposte. È alla continua ricerca di se stesso, della verità primordiale, senza mediazioni. È alla scoperta del primo giorno di vita, per conoscere la sua vera identità, preculturale. Questo suo fatalismo, o paura del nuovo, lo penalizza. Lui l'avverte. Ma il suo modo d'essere è puro. Il suo gioco sembra da oratorio. Controlla gli attacchi avversari con risposte semplici e imprevedibili.

Praga ‘76

Durante i campionati europei di Praga 1976, ho parlato con un giocatore prima che incontrasse Sarkhajan nel singolo: era sconvolto al solo pensiero di giocarci contro. I due sono i leader della propria nazione. Ma il primo, al contrario di Sarkhajan, aveva adottato le gomme "della rivoluzione", sempre nuove. Le accarezzava continuamente, per togliere le impurità che la pallina lasciava durante il gioco. Si era affidato al nuovo, e chiedeva solo il nuovo. Il suo gioco era ripetitivo, dispendioso e monotono. Durante l'incontro correva, correva e non arrivava mai sulla palla. Sarkhajan invece sembrava che pensasse ad altro e, distratto, spingeva la palla a destra e a sinistra.

L'avversario, sudato e rosso in viso, correva, imprecava, correva, imprecava e correva. 3 a 0, aveva smesso di correre, e ancora più rosso, a testa china, imprecava e imprecava. Sarkis forse non ha mai vinto un’individuale nelle gare internazionali, perché nel suo paese non usavano le gomme moderne. Lo sforzo per adattarsi continuamente ad ogni avversario, alla fine gli è costata troppa fatica di concentrazione.

A livello mondiale Sarkis Sarkhajan è temuto come il grande talento. Per la Russia il suo talento è visto come un dono divino. Nulla deve fare per vincere. Quasi immobile, al centro del tavolo. Senza fatica. Con il record di 28 medaglie d'oro nei campionati sovietici diventa per il ping-pong lo zar di tutte le Russie.



A Natale mi hanno comperato un racchetta nuova, facendomi promettere che sarei migliorato a scuola. Non capisco come possano pensare che, giocando a ping-pong, possa diventare più bravo negli studi?!

1974 - I ragazzi fanno qualche battuta

I ragazzi partecipano con successo alle gare regionali e nazionali. I più bravi addirittura fanno attività internazionale con il club e con la nazionale. Così hanno modo di confrontare la loro scuola. Il nuovo campione d’Europa è un cecoslovacco. Robusto fisicamente. Ha  un gioco regolare. E’ sempre circondato da belle ragazze bionde.

I ragazzi fanno qualche battuta, ma la notizia piace. Pensano che con il ping-pong si possano fare delle conquiste. Infine uno dice al suo compagno: “ma tu non sai giocare, e non sei neanche bello”.



MILAN ORLOWSKI

Il bello

Novi Sad: Orlowski diventa campione d'Europa

Orlowski, cecoslovacco, bel sorriso, faccia pulita da adolescente. Fisico potente da velocista, giocatore d’attacco e forte scambista. Piace alle donne. Quando gioca c'è sempre un piccolo gruppo femminile che assiste e lo applaude.

Orlowski batte in semifinale Johansson (Svedese), già campione nel '66. Nell'altra semifinale Gergely batte il padrone di casa, Surbek. Il palazzetto è sempre gremito. La Jugoslavia è terra di grandi tradizioni, di giocatori e di manifestazioni. La TV, in diretta, fa vedere sempre tutto il ping pong, giocato sia in patria che fuori. Il pubblico è competente, caloroso, con frequenti espressioni di colore e non è schierato.

Finale per il titolo

Titolo in palio. Orlowski scende in campo. Mentre si avvia al tavolo da gioco si gira verso la tribuna dove un gruppo di ragazze lo applaude come se avesse già vinto. Sorride. Gergely, il suo avversario, scambia due parole con l'allenatore e una, sembra, ironica con Jonyer. Sono in campo, alla battuta Gergely è subito in vantaggio 5 - 0. Durante un servizio farà net 3 volte consecutive (nel tennistavolo non c'è limite, si può fare net all'infinito, si ripete sempre). Poi Gergely porta il punteggio sull'11 a 1. Orlowski è in crisi, perde il primo set. Ma si riprende e vince il secondo. Si va a fasi alterne. Si arriva sul due set pari. Poi la bella, quinto e ultimo set per il tetto d'Europa. Servizio Gergely. Le fans di Orlowski fanno un tifo indiavolato. Non si riesce a calmare. Gergely aspetta impaziente, (nel tennistavolo si gioca in silenzio). Il pubblico forse non gradisce la scena. Si schiera con Orlowski. Torna a fatica il silenzio. Gergely parte. Orlowski gioca più potente e sicuro. Dalle tribune il silenzio. Dal tavolo, il tintinnio della pallina. I suoni del ping, pong, ping, pong inesorabili si sommano, come i secondi dell'orologio, verso l'epilogo. Gergely sembra voler ritardare. Orlowski accelerare. 21 a 15 per Orlowski. Immerse nell'applauso alcune fans si fanno largo e si precipitano dalle tribune per invadere il campo. Orlowski scappa verso la panchina. I compagni lo prendono di peso e lo lanciano verso l'alto. Lui sorride felice. Le fans sotto fanno circolo, attendono e strillano. Sopra c'è il paradiso, sotto, un chiasso d'inferno. In questo anno Orlowski avrà la sua migliore classifica mondiale, raggiungerà la 3ª posizione.



Se un vostro compagno di squadra non vuole giocare con voi, adducendo che lo mettete fuori palla, lasciate che lo faccia il suo avversario.

1975 - Un nuovo colpo

Come un’onda lunga arriva la notizia che un ungherese diventa Campione del Mondo. Le notizie sul suo gioco affascinano la fantasia del gruppo. Un ragazzo dice: “ha inventato un nuovo colpo!” Poi spiega la novità.

La pallina non fa più la parabola come un top-spin, questa fa una parabola orizzontale. I ragazzi provano con impegno e con speranza di scoprire i segreti del nuovo colpo.



ISTVAN JONYER

L'inventore del Sidespin

Calcutta: Jonyer campione del mondo

Istvan Jonyer, 25 anni, n° 9, ungherese, diventa campione del mondo. In finale batte Stipancic, jugoslavo, per 21 a 19 alla quinta partita. Jonyer, da ragazzo giocava a calcio. A 14 anni si è avvicinato al tennistavolo e ha imparato ascoltando i consigli degli amici. Non ha avuto subito un allenatore. La sua armonia non passa attraverso figure obbligate. Jonyer non ha un'impugnatura di gioco. La racchetta non è ferma sulla mano. La muove in continuazione, sembra che gli possa sfuggire da un momento all'altro. Quando parte per colpire la palla non si sa se la racchetta si trova nella posizione giusta. Se ci giochi contro senti un po’ di disagio. Però se lo osservi dalla tribuna vedi solo l'evoluzione dei gesti. Gioca un po’ arretrato rispetto alla media, così anche i gesti sono più ampi. Un po’ come i fuochi d'artificio, prima bassi, intensi, che poi esplodono alti in tutte le direzioni. Avere molte impugnature fa perdere tempo. Però puoi avere nel gesto una maggiore libertà d'evoluzione.

Giocatore totale

Jonyer non poteva realizzarsi giocando solo con i piedi. La sua mente dialoga con tutto il suo corpo. Con le dita in continuo movimento sulla racchetta sembra che voglia modificare l'attrezzo per ogni evenienza. I suoi colpi di gioco sono sempre delicati. I tiri potenti sono fatti con gesti lunghi, accarezzati. Non picchia la pallina, la fa volare, gli dà sempre l'effetto di rotazione che viene usato come motore per la traiettoria, non per far sbagliare l'avversario o per fare una parabola illogica. Il suo gioco aereo sembra telecomandato, le curve geometriche sono belle, esaltanti. Passano tutte sopra il tavolo da gioco veloci e luminose. Quando l'incontro è finito alcune parabole rimangono impresse nella mente, scolpite, ancora in moto. Insieme ad un viso divertito con una borsa a tracolla, un po’ dondolante che si allontana dal campo di gioco.

Il nuovo colpo

Molti hanno provato ad imitarlo. Dopo la vittoria del titolo mondiale, il side spin ha fatto il giro del mondo. Ad ogni torneo si vedevano giocatori che lo usavano a sproposito. Si sentivano tutti dei piccoli Jonyer. È stato il campione più visibile per noi europei. Il suo gioco arretrato permetteva di avere più tempo per osservarlo. Fisico robusto, alto, con muscolatura rotonda. Viso luminoso con espressione da buono, sempre pronto al sorriso. Quando si ferma a conversare e prende la parola, alla fine il suo discorso termina sempre in allegria. Quando è in difficoltà nel gioco, lo guardi in faccia e sembra divertito. Sembra che pregusti il piacere di vedere le facce degli altri se riuscirà a cambiare il pronostico.

Ricordo Jonyer, 1985 a Senigallia

Dopo aver visitato il Centro Olimpico ancora in costruzione, con Costantini siamo andati a fare un allenamento nella piccola palestra di San Martino. Era estate: in quel periodo si giocava poco. La palestra era impolverata. Jonyer, con la massima disinvoltura, aveva chiesto una scopa. Nell'attesa ci siamo messi a chiacchierare su come giocano gli italiani. Per la condizione della palestra mi sono sentito un po’ imbarazzato. Un bambino ci ha portato una scopa. Jonyer, d'anticipo, l'ha presa e appoggiandosi, ha continuato a parlare. Poi si è rivolto a me chiedendomi: perché in Italia tirate sempre così forte? Vorrei spiegargli che tutto nasce dall'impiego di allenatori cinesi che dal '79 "obbligano" tutti i giocatori a concludere in 3 scambi, ma preferisco tacere. Jonyer ci ha spiegato che il gioco va preparato e ci ha portato come esempio l'Ungheria, campione del mondo a Pyongyang, con Gergely e Klampar. Jonyer intanto aveva iniziato a pulire la palestra, con semplicità e naturalezza. Un grande esempio, che non dimenticherò mai. Poi ci fu l'allenamento. Jonyer era sempre delicato nel suo gioco di preparazione, seguito da accelerazioni progressive fino alle fiondate da lunghe distanze. In quel gioco c'era la risposta a tutto quello che non riusciva a capire del nostro gioco.



La gara di doppio è la più ingrata. Il mio compagno mi fa perdere sempre.

1975 - I ragazzi con gentilezza

Da qualche tempo si sono avvicinate alcune ragazze. I ragazzi, con gentilezza, fanno un po’ di spazio.

Con il tempo se ne pentono. Si rendono conto che i tavoli sono troppo affollati, e togliere un tavolo ad una ragazza non è proprio facile. Però anche nel settore femminile arrivano risultati che danno completezza alla società.



STANSLAV GOMOZKOV

Il pilota

Calcutta: Gomozkov campione del mondo di doppio misto

Gomozkov, russo, numero 5 delle classifiche mondiali nel 67. Campione di doppio misto con la compagna Ferdman.

Faccia rotonda, alto, corporatura forte. Il suo gioco non è potente. Si piazza al centro del tavolo e pilota il gioco. Apre di top spin e passa al gioco di scambio. Gioca bene sia di diritto sia di rovescio. Rispetto ai giocatori in circolazione, quando gioca di rovescio, ti può portare via il punto senza che tu te ne accorga. Il rovescio forte è la caratteristica dei russi. Ha un gioco tattico, intelligente che mette a frutto soprattutto nei doppi.

Nei campionati europei vince 4 titoli di misto. Quando gioca le gare di misto fa "impazzire" le donne avversarie che non riescono a prevedere i suoi colpi. Nel singolo è troppo studiato dagli avversari, non può sorprenderli. Il suo gioco è standardizzato, non basta il talento per superare tutti gli ostacoli. Poi Gomozkov viene incaricato come allenatore. Così termina la sua carriera di pluri-medagliato dell'URSS.

Anche i cinesi hanno una loro scuola, ma presentano continuamente interpreti diversi. Per i russi, nonostante gli oltre due milioni di tesserati, sono sempre Gomozkov e Sarkhajan i portabandiere. È una scuola che non si evolve. Eppure il modello di gioco è interessante. Sembra che ci sia un rifiuto del nuovo. Sia come suggerimento dall'esterno che come ricerca all'interno.

Le gomme Sandwich in Russia arrivano in ritardo. Forse dipende dai costi. Per tanti giocatori potrebbe essere una questione economica. La Russia ha una politica autarchica. Forse è questo il problema. Poi arriva la Butterfly,(ditta leader mondiale nell'attrezzatura da ping-pong), che sponsorizza anche giocatori russi. Ormai è troppo tardi. Lo sviluppo nel mondo è avvenuto già da tempo. Ora bisogna recuperare.



Se avete un avversario antipatico, quando ci giocate battetelo. Vi accorgerete che aveva la simpatia repressa.

1975 - E quando perdono...

Nel piccolo club, arriva una notizia che sconvolge tutti. I cinesi hanno inventato una gomma che lascia a zero l’avversario. I ragazzi sono prima increduli, poi curiosi. Vorrebbero provare la nuova gomma. I meno bravi pensano subito di risolvere così i loro problemi, e vendicarsi sui più bravi. E quando perdono, dicono: “ridi, ridi, quando arriverà la nuova gomma, ti lascio a zero”.

Uno dei ragazzi ha uno zio che, per lavoro, va spesso in Cina. Segretamente dagli amici, gli chiede il grande regalo.



L’AVVENTO DELLA GOMMA CON PUNTINI LUNGHI

LUBIANA: si svolgono i Mini-spens. Una prova generale prima dei successivi campionati del mondo che si svolgeranno a Birmingham. La Cina non vince un titolo mondiale di singolo dal 1973. Gli europei oramai hanno assimilato il gioco delle nuove gomme. Inoltre hanno iniziato ad utilizzare la gomma liscia anche per il gioco di rovescio. All'inizio, pur avendo un'impugnatura diversa dai giapponesi, avevano copiato il loro gioco, mantenendo però la gomma con puntini sul rovescio. Poi lentamente l'hanno sostituita con quella liscia, sviluppando anche un gioco d'attacco.


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