QUATTRO ZAMPE PER AMICO
Marco era un ragazzino molto solo da quando era entrato nell'orfanotrofio.
I suoi compagni, ogni pomeriggio dopo i compiti, scendevano nel cortile dell'istituto e giocavano a pallone riempiendo lo spazio di grida e risate.
Lui restava a guardarli in silenzio , seduto sotto il vecchio platino in prossimità della porticina di legno che dava sulla viuzza per il Naviglio .
Luciano l'educatore spesso lo raggiungeva per cercare di lenire la sua tristezza.
Marco hai finito i compiti? - disse per rompere il ghiaccio , mentre la sua mano gli arruffava i capelli.
Si – rispose senza distogliere lo sguardo dai compagni che scorrazzavano in lungo e in largo inseguendo il pallone.
Luciano si sedette accanto senza fiatare .
Il ragazzo aveva lo sguardo perso nel vuoto. Pensava ai tempi gioiosi trascorsi con mamma e papà. Com'erano lontani, era felice allora , poi quel maledetto camion aveva distrutto la sua famiglia, il suo sorriso, aveva stravolto la sua vita.
Loro stavano tornando dopo aver trascorso una bellissima giornata sul lago d'Iseo, all'improvviso uno stridio di freni , un tonfo assordante e il buio totale.
Marco rimase settimane in coma.
Al suo risveglio si ritrovò tra mille tubicini , dolorante e solo.
Il cappellano dell'ospedale tentò di rincuorarlo alla richiesta di vedere la mamma.
Alle sue domande fecero eco solo silenzi e sguardi imbarazzati.