Excerpt for La Elefantessa Vanitosa by J G Sapodilla, available in its entirety at Smashwords

L’Elefantessa Vanitosa

By J G Sapodilla

Copyright 2011 Giovanni Di Cristofano

Smashwords Edition



L’Elefantessa Vanitosa e il Pappagallo Evaristo.

La prima orchidea gialla e verde si posò sull'acqua senza essere notata, tra le zampotte di Ariosta, l'Elefantessa vanitosa. Seduta sull'acqua bassa a riva, Ariosta continuò a strofinarsi la pelle con una pietra liscia. Dio mio, che pelle rugosa ho stamattina, pensò l'Elefantessa, deve essere l'umidità del Lago. La seconda orchidea nera e rossa fece una spirale attorno alla proboscide di Ariosta e si dondolò, appena notata, accanto alla prima orchidea.

Quasi quasi provo a farmi una doccia di fango, questa pietra liscia serve a niente, pensò ancora tra se l’Elefantessa.

La terza orchidea, bianca e blu, fece come un inchino rispettoso nell'aria e si posò tra le prime due, sempre tra le zampotte di Ariosta. L'Elefantessa inarcò le sopracciglia, fingendo indifferenza aprì piano piano le orecchie e cominciò a roteare gli occhioni, ma si costrinse a non voltarsi. Ora che ci pensava, le era parso da qualche minuto di sentire come un fruscio, una corrente d'aria sopra la sua testa. Chi mai si permetteva di spiarla mentre era a bagno? qualcuno la spiava davvero! Alle spalle di Ariosta, due occhietti, audaci e timorosi allo stesso tempo, continuavano ad ammirarla stando ben nascosti tra i rami a riva. Sotto quegli occhietti, il beccuccio ardito e fiero del pappagallo Evaristo masticava noccioline assieme a parole di ammirazione per le belle forme dell'Elefantessa, altro che quelle pappagallette dipinte, tutte penne e ossa. Alla fine Evaristo si risolse, spiccò il volo e cominciò a planare davanti ad Ariosta.

− Mia cara, spero che abbiate gradito il mio lieve omaggio floreale, o forse preferite un mazzetto di germogli freschi?

Ariosta sorpresa quasi spaventata raccolse a se le orecchie e la proboscide.

− Eravate dunque voi, come avete osato?− gridò indignata al Pappagallo. Poi furibonda si rialzò dall'acqua e si rifugiò a riva, raggiungendo il placido branco degli Elefanti.

Tutto questo accadeva in un tardo tiepido mattino di sole sul Lago. Durante tutto il pomeriggio, Ariosta, con grande sorpresa del branco, non fece altro che strofinarsi e lisciarsi sui tronchi degli alberi, specchiarsi sulle pozze d'acqua che ristagnavano sul sentiero del branco, guardare in alto tra i rami al minimo fruscio. Nessuno degli Elefanti disse qualcosa di esplicito al riguardo, e poi non c'era di che preoccuparsi, presto i germogli bassi sulle rive del Lago sarebbero finiti e tutto il branco si sarebbe mosso altrove, lontano e ancora lontano. Ariosta avrebbe seguito, non poteva starsene certo sul nido del Pappagallo. E dunque il branco finse indifferenza e continuò a strappare germogli in silenzio. Ma quando Ariosta prese a sbattere le grandi orecchie, correndo verso il Lago e balzando nell'acqua con una gran spanciata per molte volte di seguito, il branco non poté fare a meno di voltarsi a guardarla con grande curiosità. Cosicché Ariosta si sentì in dovere di dare una spiegazione a voce alta

− Avevo bisogno di una rinfrescatina. Cosa pensavate, che volessi imparare a volare per caso?

Naturalmente anche la tribù dei Pappagalli aveva seguito tutta la scena del primo incontro tra Ariosta e Arcobaleno. Ma se un Elefante è un animale assai serio e riservato, nulla di tutto ciò si può dire dei Pappagalli. La natura i Pappagalli di un becco adunco d'acciaio duro, perché possano ben triturare le loro vittime. Da ogni ramo, sulle cime degli alberi, ogni Pappagallo cominciò a spettegolare col dirimpettaio, per farsi sentire da tutti.

Questa di Evaristo− disse Becco Verde − è stata sempre una famiglia davvero bizzarra. Vi ricordate di Evarista, la sua prima cugina? Si era messa con un Merlo e andava dicendo che un giudice le veniva dietro. Se poi uno le chiedeva conto del becco piccolo e giallo del Merlo, Evarista diceva con convinzione che era a causa del fatto che il Merlo apparteneva all'Alta Corte.

Ora era la volta di Narciso Arcobaleno, che dopo essersi ammirate in uno specchietto le penne della coda, si affacciò a dire

E allora che dovremo dire del Beato Cocorito, zio di Evarista, quello che voleva far volare le Scimmie con le preghiere perché divenissero uguali a noi?


Purchase this book or download sample versions for your ebook reader.
(Pages 1-2 show above.)